Valeria e Matteo di 5 in CAMPER davanti a un confronto tra auto e hotel e una vacanza in camper, con simboli della sostenibilità ambientale.
Tecnica

Camper e sostenibilità: quanto inquina davvero una vacanza in camper?

Un camper pesa diverse tonnellate, ha dimensioni e aerodinamica che incidono inevitabilmente sui consumi e continua a viaggiare alimentato a gasolio. Chi ne possiede uno conosce bene la differenza tra fare rifornimento a un’automobile e riempire il serbatoio di un veicolo ricreazionale, soprattutto quando la strada comincia a salire, soffia vento contrario oppure si decide di tenere una velocità un po’ più sostenuta.

Partendo da qui, parlare di camper e sostenibilità potrebbe sembrare quasi una contraddizione.

Il problema, però, è nella domanda che ci facciamo.

Se vogliamo sapere quale veicolo consumi meno tra un’automobile e un camper, la risposta è piuttosto semplice. Se invece vogliamo capire quale sia l’impatto ambientale di una vacanza, fermarsi ai litri di carburante necessari per raggiungere la destinazione significa prendere in considerazione soltanto una parte di tutto ciò che accadrà dal momento della partenza a quello del ritorno.

Durante una vacanza dormiamo da qualche parte, utilizziamo acqua ed energia, mangiamo, produciamo rifiuti e continuiamo a spostarci anche dopo essere arrivati. Tutte queste attività richiedono risorse e il loro peso cambia in maniera considerevole a seconda del modo in cui abbiamo scelto di viaggiare.

È proprio allargando il confronto all’intera vacanza che il risultato diventa meno scontato.

Diversi studi hanno provato a misurarlo. Tra questi c’è una ricerca dell’ifeu – Institut für Energie- und Umweltforschung di Heidelberg, che ha confrontato differenti modalità di viaggio, e c’è un’indagine italiana condotta da Ergo, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, utilizzando dati raccolti direttamente dai camperisti.

I risultati non trasformano improvvisamente il camper in un mezzo a impatto zero, perché non lo è. Mostrano però che una vacanza in camper può avere un impatto climatico complessivamente inferiore rispetto a una vacanza tradizionale effettuata in automobile soggiornando in hotel.

Per capire come sia possibile bisogna guardare cosa succede non soltanto mentre il camper viaggia, ma soprattutto quando si ferma.

Quanto inquina davvero un camper?

Partiamo dalla parte nella quale il camper non ha alcun vantaggio da rivendicare: il trasferimento.

Un veicolo ricreazionale è generalmente più grande e pesante di un’automobile e ha bisogno di più carburante per percorrere la stessa distanza. Anche lo studio realizzato dall’ifeu tiene conto di questo svantaggio.

La ricerca ha però analizzato diverse componenti della vacanza, considerando il viaggio di andata e ritorno, il pernottamento, l’alimentazione e gli spostamenti effettuati una volta raggiunta la destinazione. Nella valutazione sono entrati anche aspetti relativi al ciclo di vita dei veicoli ricreazionali, dalla produzione alla manutenzione fino allo smaltimento.

Quando il camper viene confrontato esclusivamente con un’automobile sulla stessa strada, l’auto consuma meno. Quando al viaggio in automobile si aggiungono tutte le notti trascorse in una struttura ricettiva, le distanze cominciano invece a ridursi.

Ed è proprio il pernottamento a incidere in maniera significativa sul risultato.

Secondo i dati utilizzati dall’ifeu, le emissioni associate a una notte in hotel possono arrivare a essere fino a dieci volte superiori, per persona, rispetto a quelle di un pernottamento in campeggio o in area di sosta.

Uno dei valori riportati nello studio permette di capire le proporzioni: per una notte in albergo vengono indicati 22,1 kg di CO₂ equivalente per persona, mentre un pernottamento in area di sosta con un camper furgonato viene quantificato in 1,8 kg.

È importante leggere correttamente questi numeri.

Dire che “il camper inquina dieci volte meno di un hotel” sarebbe molto efficace come titolo, ma non sarebbe ciò che dimostra lo studio. La differenza fino a dieci volte riguarda la componente del pernottamento, non l’intera vacanza.

Un hotel deve illuminare, riscaldare o raffrescare camere e spazi comuni, produrre acqua calda, gestire lavanderia e pulizia e garantire tutti i servizi necessari al funzionamento della struttura. Un camper utilizza invece uno spazio molto più piccolo e quantità di acqua ed energia generalmente molto più contenute.

Il suo svantaggio si concentra soprattutto sulla strada; una parte del vantaggio arriva quando quella strada finisce.

Il confronto corretto non è camper contro automobile

C’è quindi un errore che rischiamo di commettere ogni volta che cerchiamo di stabilire quale sia il modo più sostenibile di andare in vacanza: confrontare due mezzi anziché due viaggi.

Se percorriamo 600 chilometri in automobile per raggiungere un hotel, la nostra vacanza non termina nel parcheggio della struttura. Allo stesso modo, se percorriamo gli stessi chilometri in camper, non abbiamo semplicemente scelto un veicolo più grande per arrivare nello stesso posto.

Abbiamo portato con noi anche il luogo nel quale dormiremo, cucineremo e trascorreremo una parte delle nostre giornate.

Il confronto diventa quindi:

camper + pernottamento in camper

contro

automobile + pernottamento in una struttura ricettiva.

Nello scenario analizzato dall’ifeu per una vacanza di due persone sull’isola tedesca di Rügen, il viaggio in camper ottiene un bilancio climatico migliore rispetto alla combinazione automobile e hotel.

La ricerca mette in evidenza anche un risultato meno intuitivo.

Raggiungere la destinazione in treno o con un autobus a lunga percorrenza e soggiornare successivamente in hotel non produce, nello scenario considerato, un vantaggio climatico così ampio rispetto alla vacanza in camper come potremmo immaginare guardando esclusivamente alle emissioni del trasporto.

Questo non rende improvvisamente un camper un mezzo più ecologico del treno.

Dimostra invece quanto possa incidere tutto ciò che succede dopo il viaggio di andata e quanto sia poco significativo isolare una singola voce quando stiamo cercando di misurare l’impatto di una vacanza completa.

Cosa succede se facciamo lo stesso confronto in Italia?

Un’altra ricerca ci permette di spostare l’attenzione sui camperisti italiani.

Tra agosto 2022 e aprile 2023 è stata condotta un’indagine sul turismo in camper promossa da Caravanbacci e realizzata con Ergo, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con la collaborazione di associazioni del settore.

Il metodo utilizzato rende questa ricerca particolarmente interessante perché i dati arrivano dalle vacanze realmente effettuate.

Ai partecipanti sono state chieste informazioni sul numero di componenti dell’equipaggio, i chilometri percorsi, il consumo di gasolio, l’acqua, il gas e l’energia elettrica utilizzati e i pasti consumati fuori dal camper.

La raccolta è durata nove mesi, attraversando stagioni differenti, e ha prodotto 1.958 questionari.

Dalle risposte emerge una vacanza media della durata di 13,7 notti, durante la quale vengono percorsi 2.367 chilometri. L’equipaggio medio è composto da 2,27 adulti e 0,37 bambini; nello stesso periodo vengono consumati circa 7,3 kg di gas, 364 litri d’acqua e 22,3 kWh di energia elettrica. I pasti consumati fuori dal mezzo sono mediamente 9,7.

Partendo da questi dati è stato costruito il profilo ambientale della vacanza in camper e successivamente uno scenario equivalente nel quale lo stesso viaggio viene effettuato in automobile soggiornando in hotel.

Il risultato è interessante soprattutto perché permette di andare oltre le impressioni.

Per quanto riguarda il cambiamento climatico, l’impatto della vacanza in camper corrisponde a circa il 70% di quello attribuito alla vacanza equivalente in auto e hotel.

La differenza è quindi nell’ordine del 30%.

Non c’è soltanto la CO₂

Parlare di sostenibilità esclusivamente in termini di anidride carbonica rischia però di lasciare fuori una parte importante della questione.

La ricerca italiana ha utilizzato una metodologia LCA, Life Cycle Assessment, considerando cinque differenti categorie di impatto ambientale.

Se assegniamo convenzionalmente il valore 100 allo scenario nel quale si viaggia in automobile e si soggiorna in hotel, la vacanza in camper raggiunge:

  • il 70% per il cambiamento climatico;
  • il 64% per l’utilizzo delle risorse fossili;
  • il 73% per il consumo d’acqua;
  • il 95% per la formazione di particolato;
  • il 72% per l’acidificazione.

Il dato sul particolato è particolarmente utile per evitare una lettura troppo comoda dei risultati: in questo caso la differenza tra i due tipi di vacanza è decisamente più contenuta.

La stessa ricerca stima per la vacanza media del camperista un impatto climatico di circa 461,5 kg di CO₂ equivalente e individua nell’utilizzo del veicolo la componente predominante.

Il camper può quindi ottenere un risultato complessivo migliore nel confronto con auto e hotel senza che questo cancelli il peso ambientale dei chilometri percorsi.

Ed è proprio da qui che emerge uno degli elementi più interessanti per chi il camper lo utilizza realmente: non conta soltanto quale mezzo possediamo, conta moltissimo come lo usiamo.

Una famiglia a bordo cambia il risultato

Per noi di 5 in Camper questo è probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell’intera ricerca.

Quando si viaggia in quattro o cinque persone, lo stesso motore, lo stesso spazio abitativo e gran parte dell’energia necessaria allo spostamento vengono condivisi da un numero maggiore di viaggiatori.

Un camper con quattro persone a bordo non consuma il doppio dello stesso camper occupato da una coppia.

Di conseguenza, quando l’impatto viene calcolato per singolo turista, il risultato migliora al crescere dell’equipaggio.

L’analisi di sensibilità contenuta nello studio italiano mostra proprio questo andamento: con quattro o cinque persone a bordo l’impatto per persona diminuisce sensibilmente.

Per una famiglia il camper assume quindi caratteristiche differenti rispetto a quelle che avrebbe per chi viaggia da solo o in coppia, e non soltanto dal punto di vista economico.

Lo abbiamo sempre raccontato soprattutto per ciò che significa nella nostra vita: cinque persone che possono partire insieme portandosi dietro letti, cucina, bagno e tutto ciò che serve per vivere il viaggio. I numeri aggiungono un altro pezzo a quel racconto, perché quelle stesse risorse vengono condivise tra tutti i componenti dell’equipaggio.

Famiglia di cinque persone seduta insieme su una coperta davanti al camper durante una sosta
Viaggiare in cinque significa condividere il mezzo, gli spazi abitativi e gran parte delle risorse utilizzate durante la vacanza.

Quanto incidono i chilometri che percorriamo?

Il punto nel quale possiamo modificare maggiormente il risultato rimane però la strada.

Lo studio tedesco evidenzia una relazione piuttosto chiara: più contenuta è la distanza necessaria per raggiungere la destinazione e più lunga è la permanenza, più favorevole diventa il bilancio della vacanza in camper.

Questo porta anche a ragionare su un’abitudine abbastanza diffusa nel turismo itinerante: misurare la riuscita di un viaggio attraverso il numero di luoghi raggiunti e, inevitabilmente, dei chilometri percorsi.

Avere un camper ci permette di attraversare l’Europa, ed è una delle libertà alle quali difficilmente rinunceremmo. Ma lo stesso mezzo può portarci a cento chilometri da casa per un fine settimana e regalarci comunque la sensazione di essere partiti.

Le due cose non sono in contraddizione.

Possiamo affrontare un grande viaggio durante l’estate e scegliere destinazioni più vicine per le partenze brevi durante l’anno; possiamo costruire un itinerario con molte tappe oppure decidere di lasciare il camper fermo per qualche giorno e conoscere un territorio a piedi, in bicicletta o utilizzando i mezzi pubblici.

Del resto, abbiamo già affrontato il rapporto tra distanze, costi e organizzazione dei viaggi nel nostro articolo dedicato al caro carburante 2026 e a come sta cambiando il modo di viaggiare in camper, perché la scelta di percorrere meno chilometri può avere conseguenze sia economiche sia ambientali.

È anche una delle ragioni per cui organizziamo i raduni di 5 in Camper in periodi e luoghi diversi: sono occasioni per partire, incontrarsi e scoprire insieme un territorio, senza che ogni esperienza debba necessariamente coincidere con un viaggio di migliaia di chilometri.

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Alla fine il camper ci offre entrambe le possibilità: andare molto lontano quando abbiamo tempo e voglia di farlo oppure utilizzare quella stessa casa su ruote per partenze molto più brevi.

La differenza ambientale la fanno anche le scelte che prendiamo tra queste due possibilità.

In camper acqua ed energia hanno una misura

Chi trascorre abitualmente del tempo in camper sviluppa quasi inevitabilmente una percezione diversa di alcune risorse.

L’acqua, per esempio, non arriva da una rete che possiamo utilizzare senza vedere direttamente quanto ne rimane. È contenuta in un serbatoio e la sua quantità è limitata.

La ricerca italiana ha rilevato, per le 13,7 notti della vacanza media presa in esame, un consumo complessivo di circa 364 litri d’acqua.

Il dato naturalmente cambia moltissimo in base alle abitudini dell’equipaggio, al tipo di sosta e ai servizi utilizzati all’esterno del camper. È però interessante se pensiamo a quanto la disponibilità limitata modifichi alcuni gesti quotidiani.

Una doccia troppo lunga, cinque persone che utilizzano il bagno, i piatti da lavare o un rubinetto lasciato aperto qualche secondo più del necessario hanno un effetto immediatamente visibile sul livello del serbatoio.

Quanto possano incidere le nostre abitudini lo abbiamo verificato personalmente già nel 2020, quando, in uno dei nostri primi video, abbiamo deciso di misurare quanta acqua servisse realmente per fare una doccia in camper. Abbiamo raccolto l’acqua utilizzata in un secchio e, al termine della prova, il risultato è stato di appena 6,5 litri, utilizzando un doccino con pulsante che ci permetteva di interrompere il flusso durante l’insaponatura.

Mano che impugna un doccino bianco con pulsante all'interno della doccia del camper
Il doccino con pulsante utilizzato nel nostro esperimento del 2020, durante il quale abbiamo consumato 6,5 litri d’acqua per una doccia in camper.

È un esperimento che puoi vedere direttamente nel nostro video Fare la doccia in camper: quanta acqua occorre?, nel quale abbiamo mostrato concretamente quanto possa cambiare il consumo d’acqua attraverso alcuni semplici accorgimenti.

Con l’elettricità accade qualcosa di simile.

Quando l’energia disponibile dipende dalla capacità delle batterie, dalla produzione dei pannelli solari e da ciò che abbiamo consumato nelle ore precedenti, ogni apparecchio ha un peso che diventa molto più evidente di quanto lo sia normalmente a casa.

Non è il camper a renderci automaticamente parsimoniosi, ci mette semplicemente nelle condizioni di vedere con maggiore facilità quanto stiamo utilizzando.

Pannelli solari, power station e autonomia energetica

Nella parte dell’indagine italiana dedicata alle fonti energetiche supplementari, il fotovoltaico risulta la soluzione più diffusa.

Il 52% dei camperisti coinvolti dichiara di utilizzare pannelli solari; a questa percentuale vanno aggiunti gli equipaggi che li abbinano a batterie tradizionali, batterie al litio o power station.

Negli ultimi anni alle soluzioni più tradizionali si sono affiancate sempre più spesso anche le power station, accumulatori di energia portatili che noi utilizziamo e testiamo da tempo e che possono aumentare considerevolmente l’autonomia energetica a bordo, spesso senza richiedere interventi sull’impianto elettrico originale del camper.

Una power station può essere ricaricata dalla rete elettrica quando disponibile, attraverso pannelli solari oppure durante gli spostamenti sfruttando l’alternatore del veicolo. I sistemi di ricarica più evoluti (charger) consentono inoltre di recuperare durante la marcia molta più energia rispetto a quella ottenibile attraverso una tradizionale presa a 12V.

L’abbinamento con il fotovoltaico è particolarmente interessante: durante la sosta possiamo produrre energia dal sole, accumularla e utilizzarla successivamente, anche quando i pannelli non stanno più producendo.

Questo non significa raggiungere automaticamente l’autosufficienza energetica.

Un camper in piena estate, esposto al sole per molte ore e con consumi contenuti si trova in condizioni molto diverse dallo stesso mezzo utilizzato in inverno, quando le giornate sono corte e le richieste energetiche possono essere maggiori. Potenza dei pannelli, capacità di accumulo, stagione, esposizione e apparecchi utilizzati determinano il risultato reale.

Aumentare la capacità di produrre e immagazzinare energia è quindi soltanto una parte dell’equazione. L’altra è sapere quanta ne utilizziamo.

Ed è proprio l’equilibrio tra queste due cose a determinare l’autonomia reale di un camper.

Ne abbiamo parlato anche in un nostro breve video dedicato al monitoraggio dei consumi elettrici in camper. Perché produrre e accumulare energia è importante, ma sapere quanta ne stiamo utilizzando ci aiuta a gestire meglio le risorse che abbiamo a bordo.

Campeggio, area di sosta o libera: dove dormono i camperisti?

Anche il modo in cui scegliamo di sostare contribuisce a definire il viaggio.

Secondo la ricerca italiana, circa il 38% dei pernottamenti viene trascorso in campeggio, il 34% in area di sosta, il 23% in libera e il restante 5% in agricampeggio.

Camper mansardato bianco parcheggiato su un prato, circondato da alberi e vegetazione
La scelta del luogo in cui sostare contribuisce a definire l’impatto complessivo di una vacanza in camper.

Sono strutture e modalità molto diverse tra loro, anche dal punto di vista dei servizi disponibili e delle risorse necessarie per garantirli.

Lo studio ifeu mette in evidenza in particolare il peso contenuto del pernottamento nelle aree dedicate ai camper, generalmente caratterizzate da infrastrutture più semplici rispetto a quelle di una struttura alberghiera.

Questo dato, però, non può diventare una classifica nella quale la soluzione con meno servizi vince automaticamente.

Un campeggio che investe nell’efficienza energetica, utilizza fonti rinnovabili, gestisce correttamente acqua e rifiuti e permette agli ospiti di muoversi senza utilizzare continuamente il proprio mezzo può adottare pratiche ambientali molto avanzate.

Allo stesso modo, una sosta libera effettuata senza rispettare il territorio non acquista alcun valore ambientale soltanto perché non abbiamo utilizzato i servizi di un campeggio.

Scaricare esclusivamente nei punti consentiti, gestire correttamente i rifiuti e rispettare i luoghi nei quali ci fermiamo rimangono comportamenti elementari prima ancora che “sostenibili”.

Tra le possibilità di sosta ci sono anche le aziende agricole e i produttori locali: fermarsi in questi luoghi può diventare un’occasione per conoscere chi coltiva, alleva o trasforma i prodotti del territorio. È la filosofia che abbiamo raccontato nel nostro video dedicato ad Agricamper Italia: non soltanto trovare un posto dove fermare il camper, ma incontrare realtà produttive, scoprire come lavorano e, quando possibile, assaggiare i loro prodotti. Questo non rende automaticamente una sosta più sostenibile di un’altra: anche qui contano gli spostamenti e i comportamenti di ciascuno.

Quello che spendiamo durante il viaggio rimane anche nei territori

L’impatto di una forma di turismo non si misura soltanto attraverso ciò che consuma.

C’è anche una dimensione economica e territoriale che, per il turismo itinerante, assume caratteristiche particolari.

Il 72% dei viaggi rilevati dalla ricerca italiana si svolge in Italia, mentre il restante 28% riguarda destinazioni estere. Le mete non sono concentrate esclusivamente nelle località turistiche più note: il camper permette di raggiungere piccoli borghi, zone rurali, aree naturalistiche e territori nei quali l’offerta ricettiva tradizionale può essere molto più limitata.

Il comportamento di spesa rilevato dalla ricerca aiuta anche a mettere in discussione l’immagine del camperista che parte con tutto ciò che gli serve, non acquista nulla durante il viaggio e riparte senza aver lasciato un euro sul territorio.

Il 98% degli intervistati dichiara di acquistare prodotti tipici e il 91% di questi acquisti riguarda prodotti agroalimentari.

Anche mangiare fuori fa parte della vacanza: mediamente viene consumato in ristoranti o locali circa un pasto ogni tre e, quando viene scelta la ristorazione, la cucina tradizionale del territorio raggiunge una preferenza del 97%.

La spesa media giornaliera stimata dall’indagine è di 97,80 euro.

Un equipaggio che acquista pane nel forno del paese, prodotti da un’azienda agricola, entra in un museo, pranza in una trattoria o paga una visita guidata distribuisce una parte della propria spesa direttamente tra le attività del luogo nel quale si è fermato.

Per molti piccoli territori, soprattutto quelli lontani dai grandi flussi turistici, è un aspetto tutt’altro che marginale.

Viaggiare durante tutto l’anno può cambiare anche la pressione sulle destinazioni

Una delle caratteristiche del camper che apprezziamo maggiormente è la possibilità di utilizzarlo senza dover aspettare necessariamente le vacanze estive.

Un weekend, un ponte o qualche giorno libero possono diventare occasioni per partire anche in autunno, in inverno e in primavera.

I dati raccolti dall’indagine italiana mostrano che l’estate rimane nettamente predominante, con il 66,21% dei viaggi, ma questo significa anche che circa un terzo delle partenze del campione avviene nel resto dell’anno.

Distribuire una parte dei flussi turistici in periodi meno congestionati può alleggerire la pressione sulle destinazioni nei mesi di punta e, per chi viaggia, ha anche un’altra conseguenza molto concreta: può costare sensibilmente meno.

L’analisi dei prezzi PiNCAMP 2026, realizzata prendendo in considerazione circa 2.300 campeggi europei, ha calcolato il costo di una notte per una famiglia composta da due adulti e un bambino fino a dieci anni, comprendendo una piazzola per camper o roulotte.

In alta stagione la media europea si attesta intorno ai 49 euro a notte, con differenze notevoli tra un Paese e l’altro: dai 38 euro della Norvegia e dai 40 della Svezia si arriva ai 63 euro dell’Italia e ai 73 della Croazia.

Fuori dai mesi di luglio e agosto, però, lo scenario cambia.

Secondo PiNCAMP, il risparmio medio europeo rispetto all’alta stagione è del 29,23%.

In Italia la differenza arriva al 38,41%, pari a oltre 24 euro in meno per notte rispetto al prezzo medio rilevato durante il periodo di maggiore richiesta.

Su una vacanza di dieci notti parliamo potenzialmente di oltre 240 euro.

Per una famiglia con figli in età scolare la libertà di scegliere quando partire è inevitabilmente più limitata, e lo sappiamo bene. Rimangono però tutte quelle occasioni durante l’anno nelle quali il camper consente di organizzare una partenza breve senza dover aspettare le ferie estive.

Anche il clima sta modificando le destinazioni dei campeggiatori

La distribuzione dei viaggi nel corso dell’anno non dipende più soltanto dal calendario e dai prezzi.

Le temperature sempre più elevate stanno iniziando a modificare anche le destinazioni scelte durante i mesi estivi.

I dati sulle prenotazioni analizzati da PiNCAMP per il 2026 mostrano una crescita, nei mesi di luglio e agosto, delle destinazioni del Nord Europa e dell’Europa centrale rispetto all’anno precedente, accompagnata da una lieve flessione di quelle meridionali.

Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Croazia continuano naturalmente a raccogliere una quota molto consistente delle prenotazioni estive, ma una parte dei viaggiatori sta iniziando a guardare verso destinazioni più fresche nei mesi centrali dell’estate.

Contemporaneamente, alcune località del Sud Europa possono diventare più interessanti in primavera e in autunno.

Per chi viaggia in camper adattare itinerario e destinazione alle condizioni che incontra è relativamente semplice. Non abbiamo prenotato necessariamente voli e camere in luoghi diversi mesi prima e, quando l’organizzazione del viaggio lo consente, possiamo modificare una tappa, anticipare uno spostamento o fermarci più a lungo dove abbiamo trovato condizioni migliori.

Quella flessibilità che normalmente associamo alla libertà del viaggio itinerante può diventare anche uno strumento di adattamento a stagioni che stanno cambiando.

Il modo in cui utilizziamo il camper conta quanto il camper che abbiamo scelto

Dopo tutti questi numeri, probabilmente la conclusione più utile non riguarda un nuovo accessorio da acquistare o una tecnologia capace di risolvere da sola il problema.

Due equipaggi che utilizzano mezzi simili possono ottenere consumi molto diversi in base alla velocità, al peso trasportato e al modo in cui organizzano gli spostamenti. Una volta parcheggiato il camper entrano poi in gioco la gestione dell’acqua e dell’energia, gli apparecchi che utilizziamo e il modo in cui decidiamo di muoverci sul territorio.

Sono tutte accortezze delle quali parliamo continuamente anche nei nostri video su YouTube, partendo da quello che sperimentiamo direttamente durante i nostri viaggi.

Ne abbiamo parlato anche nel nostro ultimo video dedicato al nuovo aumento del prezzo del gasolio, mostrando come alcuni comportamenti possano incidere concretamente sui consumi di un camper.

In questo caso risparmio economico e riduzione dell’impatto ambientale hanno un punto di incontro molto semplice: se riusciamo a utilizzare meno carburante per percorrere gli stessi chilometri, entrambe le cose vanno nella stessa direzione.

Quindi una vacanza in camper è davvero più sostenibile?

Se con “sostenibile” intendiamo una vacanza priva di emissioni e consumo di risorse, naturalmente no.

Un camper deve essere costruito, utilizza materie prime, occupa spazio, ha bisogno di energia e, nella maggior parte dei casi, brucia ancora combustibili fossili per muoversi.

La domanda interessante è un’altra: a parità di vacanza, quale alternativa stiamo confrontando?

Se al posto del camper utilizziamo un’automobile, raggiungiamo la stessa destinazione e trascorriamo le stesse notti in hotel, i dati disponibili mostrano che il risultato complessivo può essere favorevole al camper.

La ricerca italiana quantifica l’impatto climatico della vacanza itinerante analizzata in circa il 70% rispetto allo scenario equivalente auto + hotel.

Lo studio tedesco aiuta a capire da dove possa arrivare una parte consistente di questa differenza: durante il trasferimento il camper parte svantaggiato, ma il suo pernottamento richiede molte meno risorse rispetto a quello in una struttura alberghiera.

Il numero delle persone a bordo, la distanza, i giorni trascorsi a destinazione e il modo in cui utilizziamo acqua ed energia spostano ulteriormente il risultato.

Per questo chiedere semplicemente “quanto inquina un camper?” racconta poco.

Forse sarebbe più corretto domandarsi:

quanto impatta la vacanza che avremmo fatto al suo posto?

È una differenza apparentemente piccola, ma cambia completamente il punto di osservazione.

Noi il camper lo abbiamo scelto molti anni fa per ragioni che con percentuali ed emissioni avevano poco a che fare. Lo abbiamo scelto perché ci permette di partire insieme, di cambiare programma, di fermarci dove non avevamo previsto, di avere la nostra casa con noi e di vivere il viaggio senza separarlo continuamente dalla destinazione.

Sapere che questo modo di viaggiare, se utilizzato con consapevolezza, può avere anche un bilancio ambientale migliore rispetto ad altre forme di vacanza non serve a dargli una patente “green”.

Ci ricorda piuttosto che quella libertà porta con sé anche molte possibilità di scelta.

Possiamo decidere quanto andare lontano, quanto fermarci, come spostarci una volta arrivati, quanta acqua utilizzare, da dove ricavare una parte dell’energia che ci serve e dove spendere i soldi destinati alla nostra vacanza.

Il camper ci mette a disposizione gli strumenti.

Il resto, come sempre, dipende da come scegliamo di viaggiare.

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Fonti

CIVD / ifeu – Institut für Energie- und Umweltforschung Heidelberg
New study attests caravanning a good climate balance
Studio sul confronto dell’impatto climatico tra differenti modalità di vacanza.

Ergo – spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa / Caravanbacci
Turismo in camper: impatto economico ambientale del camperista
Indagine basata su 1.958 questionari raccolti tra agosto 2022 e aprile 2023.

PiNCAMP – Analisi dei prezzi 2026
Confronto dei prezzi dei campeggi europei in alta e bassa stagione e analisi delle tendenze delle prenotazioni.

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